MANUALE DELLA BICICLETTA – PARTE 4 – SERIE STERZO

Oggi proseguiamo con la spiegazione delle varie parti che compongono loa nostra bici, oggi parliamo della serie sterzo.

La serie sterzo, insieme al manubrio, permette al ciclista di manovrare la propria bici. Inoltre mantiene uniti telaio e forcella. E’ strutturata con una parte superiore e una inferiore che prevedono ciascuna una calotta al cui interno vengono ospitate delle sfere che garantiscono il movimento. La serie sterzo può essere per lo più di due tipi: quella tradizionale e quella aheadset. La prima differenza tra le due è che la prima si utilizza in cannotti di sterzo filettati mentre la seconda viene impiegata in cannotti non filettati. La seconda differenza tra i due tipi è data dalla presenza nella tradizionale di due grossi dadi posti sopra la calotta superiore che si avvitano sulla filettatura del cannotto, permettendo di mantenere in sede la forcella e di regolare il precarico dei cuscinetti della serie sterzo.

serie sterzo filettata

SERIE STERZO TRADIZIONALE

E’ composta da due calotte, infilate a pressione nel tubo (o cannotto) di sterzo, dove vengono alloggiate le sfere, solitamente imbrigliate in una gabbietta imprigionata dalla calotta superiore nella parte alta e dall’anello di chiusura infilato a pressione sul cannotto forcella. Per ottimizzare il funzionamento e per proteggere le parti dalle infiltrazioni di acqua e impurità, il sistema prevede anche alcune rondelle e guarnizioni. Per la serie sterzo tradizionale è previsto l’uso di un attacco manubrio con la forma “a pipa”, che s’infila dentro il cannotto forcella.

Regolazione

  1. Per serrare e regolare bene la serie sterzo tradizionale avvitate la calotta superiore sulla filettatura presente sul tubo forcella; un sistema composto da dado e controdado avvitati sulla calotta superiore permette di mantenere stabile il sistema. Se è molto allentato potete farlo manualmente fino a incontrare una discreta resistenza.
  2. Per garantire poi una tenuta duratura serrate il dado superiore, usando due chiavi speciali oppure due chiavi comuni del 32. Ponete la prima chiave sulla calotta inferiore e l’altra sul dado superiore e andate a stringere saldamente ma non eccessivamente per non guastare il funzionamento delle sfere.

SERIE STERZO AHEADSET
serie sterzo ahead

E’ stata ideata per forcelle con cannotto senza filettatura; la trazione del tubo forcella è affidata ad un tirante, detto ragnetto, infilato dentro il cannotto, e che presenta un foro filettato su cui viene inserita la vite di tiraggio che compatta il meccanismo di rotazione “tirando” la forcella. Questa vite è alloggiata sul cappellotto di chiusura superiore che si trova sull’attacco manubrio.

Regolazione

  1. L’operazione è più semplice rispetto a quella tradizionale in quanto è necessaria solo una chiave a brugola per girare la vita e ottenere il tiraggio della forcella
  2. Successivamente, per il bloccaggio definitivo, si andrà a serrare le viti che fissano l’attacco manubrio al cannotto forcella.

 

 

MANUALE DELLA BICICLETTA – PARTE 3 – IL TELAIO

Oggi cominciamo a entrare nel merito delle varie parti che compongono la nostra bicicletta, oggi parleremo del telaio.

E’ l’elemento fondamentale della bici, potremmo definirlo la sua “ossatura”. Ha una struttura romboidale , più o meno simile in tutti i tipi di bici, ed è costituito da tubi di varia lunghezza, inclinazione e spessore.

Pur con una struttura sostanzialmente analoga, forme e spessore variano a seconda del tipo di bici per cui viene realizzato (da passeggio, da corsa, mountain bike etc.) e delle rispettive specialità, dei materiali costituenti ( acciaio, alluminio, fibra di carbonio, titanio, etc) e delle peculiarità delle varie case costruttrici.

Oltre al suo fondamentale ruolo di raccordo per le varie parti, dal telaio dipende il “carattere” della bici, la sua stabilità. Proprio per questi motivi la scelta della misura più adatta al ciclista è fondamentale, anche per incorrere in problemi fisici.

telaio

Struttura e Funzione

Il telaio è costituito da diversi tubi. Partendo dal tubo piantone, elemento centrale, si ha nella parte anyteriore il tubo superiore o orizzontale  (curvato a U nei modelli da donna), quello obliquo e di sterzo; dietro vi sono i foderi o tubi posteriori verticali e orizzontali, e i forcellini o pipe (gli innesti per i mozzi delle ruote nel telaio). Come detto, costituisce l’ossatura della bici, ne caratterizza l’uso e l’aspetto, funge da raccordo delle varie parti (movimento centrale, ruote, manubrio…), svolge un importante ruolo nell’assorbire le sollecitazioni.

Forcella

E’ l’elemento che s’innesta nel tubo dello sterzo e che fa da raccordo tra telaio e ruota anteriore , collegandosi ai mozzi per mezzo del forcellino anteriore. E’ costituita da una parte centrale (testa) e due steli. Fa della robustezza il suo elemento cardine in quanto su di essa si concentra buona parte del peso del ciclista e subisce il primo vero impatto con il terreno e le sue asperità. Pur essendo un elemento apparentemente semplice, la sua realizzazione varia a seconda dei materiali utilizzati (acciaio, alluminio, fibra di carbonio), della forma degli steli (dritti, curvi) e della tipologia costruttiva: essa infatti puo essere unicrown, con gli steli saldati direttamente al cannotto senza la presenza della testa; puo’ essere ammortizzata mediante un sistema pneumatico o idraulico.

Manutenzione

L’unica manutenzione di telaio e forcella è quella riguardante la loro pulizia. Si può usare per questo acqua e detergente non aggressivo (anche quello per i piatti, in una soluzione al 10% in acqua) e poi si risciacqua con acqua. E’ meglio evitare l’uso di getti a pressione in particolare su tutte le parti che devono essere in grado di ruotare, nel caso del telaio sul vano dell’attacco del movimento centrale. Si vanno poi ad asciugare con un panno, dopo aver rovesciato la bici.

MANUALE DELLA BICICLETTA – PARTE 2 – TAGLIA, DIMENSIONI e COMFORT

Quando si valuta un acquisto di una bici, oltre alla questione economica bisogna considerare un aspetto fondamentale: è la bici che si adatta al ciclista, non viceversa. Un primo criterio che va bene nella maggioranza dei casi è quello della scelta del modello di bici in base all’altezza. Un rivenditore competente potrà già fornire consigli adeguati alla scelta della taglia giusta solo con questo parametro. Se poi si vuole andare più nel dettaglio si deve tenere conto di alcune specifiche quali la misura del telaio, l’altezza della sella e la distanza tra la sella e il manubrio. Per scegliere la taglia della bici più adatta alle proprie caratteristiche fisiche occorre innanzitutto conoscere la misura del proprio cavallo, inteso quale distanza tra l’inguine e il suolo. Per calcolarla basta munirsi di una matita e , scalzi, con i piedi posti a circa una spanna di distanza l’uno dall’altro e la schiena appoggiata al muro, va misurata l’altezza da terra dell’inguine con un metro.

MISURA DEL TELAIO

Per ottenere la misura del telaio è sufficiente moltiplicare questo dato per un numero fisso: per la bici da corsa è 0,65; per la mountain bike è 0,58; per la bici da turismo è 0,66. Si avrà così l’altezza del telaio (relativa, in particolare al tubo piantone). Per semplificare ancor più le cose si puo’ fare riferimento a questa tabella :

misura telaio

ALTEZZA DELLA SELLA

Per calcolarla va moltiplicata la misura del cavallo per 0,88 (o, volendo essere piu’ precisi 0,885): si ottiene così l’altezza specifica, intesa dall’asse della pedaliera fino all’incavo della sella. Per un ciclista alle prime armi potrebbe rivelarsi troppo elevata in quanto si toccherà terra solo in punta di piedi: per regolarsi basterà abbassare di poco la sella.

ALTRE MISURE E CONSIDERAZIONI

Nei fattori utili a rendere ottimale la “calzata” della propria bicicletta vi sono poi altri parametri che entrano in gioco: segnaliamo, per esempio, il calcolo della distanza tra sella e manubrio, il corretto arretramento della sella, l’utilizzo o meno di attacchi e scarpette, non ultimi il tipo di bici e l’uso più o meno intensivo che se ne voglia fare.

BICI PER BAMBINI

La scelta della taglia giusta della bici per i bambini si basa sulle dimensioni della ruota ( il diametro misurato in pollici) e non sulla misura del telaio. Questa tabella vi può già dare sufficienti indicazioni sulla scelta da effettuare :

MISURA BAMBINO

MANUALE DELLA BICICLETTA – PARTE 1 – I VARI MODELLI

Ecco qui la prima parte del manuale per la bicicletta creata da www.velomania.it

Oggi cominciamo ad elencare i vari modelli di bicicletta e le loro caratteristiche.

1) BICICLETTA DA PASSEGGIO :

Fa della robustezza e della comodità d’uso i sbicicletta-da-passeggiouoi punti di forza : proprio perchè utilizzata in contesti urbani e quindi per gli spostamenti lavorativi o comunque per l’uso “civile”, adotta parafanghi e paracatena (carter), per evitare quanto piu’ possibile che il conducente possa sporcarsi. E’ monomarcia e dispone di un manubrio ampio che consente la guida eretta, posto all’altezza o poco piu’ alto della sella, altrettanto ampia e comoda, portapacchi posteriore, luci anteriori e posteriori e campanello. Il sistema frenante solitamente adottato e’ quello tradizionale “a pattino”; in alcuni modelli si adottano freni a bacchetta. A seconda che sia un modello da uomo o da donna, il tubo superiore del telaio è orizzontale o ricurvo.

2) CITY BIKE :

Quanto detto per la bicicletta da passeggio va bene anche per la city bike, che si differenzia dalla precedente essenzialmente non solo per l’adozione del cambio, ma anche per la sua linea un pò più sportiva. Le ruote vanno da 26 a 28 pollici, con pneumatici più o meno scolpiti. Il telaio di solito è in acciaio o in alluminio.

3) BICICLETTA DA TURISMO :

E’ il mezzo adatto a lunghi spostamenti con la possibilità di trasportare carichi impegnativi sia anteriormente che posteriormente. Bicicletta-da-turismoNasce con la funzione di dover macinare chilometri per lo più su strade asfaltate, ma potendo anche prevedere tratti sterrati o di fuoristrada, oltre che dislivelli anche impegnativi. Per questo le sue caratteristiche principali sono la polivalenza, la robustezza del telaio e il relativo confort per il conducente. Tutto questo si traduce essenzialmente in una bicicletta con telaio con geometrie simili a quelle di una Mountain Bike (denominato ibrido), guarnitura tripla, ruote da 28″ con pneumatici poco scolpiti, manubrio dritto oppure da corsa, che prevede più possibilità di impugnature, freni V-brake e, naturalmente, portapacchi anteriori e posteriori montati su telaio mediante perni di fissaggio su fori predisposti.

4) BICICLETTA DA CORSA :

Nata e pensata appunto pbici-da-corsa-rb1000-team-editioner correre su strada, questa bicicletta ha conosciuto negli ultimi 30 anni un’evoluzione che l’ha portata ad essere, oltre che leggera e performante, sempre più un mezzo quanto più personalizzabile e adattabile alle necessità del ciclista. Dal telaio alle ruote, dal manubrio al cambio, presenta molteplici possibilità per rispondere alle esigenze del conducente che sono legate innanzitutto alla leggerezza, rigidità, comfort e alla prontezza di risposta. Per quanto riguarda la leggerezza, le biciclette da corsa di oggi possono arrivare a pesare 7KG (e anche meno). Partiamo dal telaio, che dà forma alla bicicletta: come dicevamo, l’evoluzione ha portato a rapidi mutamenti nella scelta dei materiali usati per costruirlo. Dal predominio dell’acciaio si è passati al ricorso sempre più massiccio alla fibra di carbonio e, per una nicchia d’elite visti i costi, al titanio. Le forme dei tubi e gli spessori sono variabili per centrare gli obiettivi di leggerezza e resistenza e dipendono anche dai materiali impiegati. Oltre al telaio, grande importanza ha la trasmissione, costituita principalmente da cambio, deragliatore, guarnitura e catena. In commercio sono disponibili vari prodotti ma in generale le biciclette da corsa standard montano una guarnitura composta da una moltiplica doppia generalmente costituita da due corone accompagnate da un pacco pignoni che oggi può arrivare a 11 rapporti. Un altro elemento fondamentale sono le ruote. Anche qui la varietà e’ regina,a partire dal numero di raggi (si va da 16 a 36), per non parlare delle ruote lenticolari, fino al profilo del cerchio, al tipo di copertura (tubolare o copertone con camera d’aria, tubolare o tubeless), fino ai materiali utilizzati per la costruzione; a variare meno e’ il diametro della ruota, solitamente da 28″.

5) BICICLETTA DA CICLOCROSS

Sono pensate per svolgere l’attività ciclistica che si pratica fuori strada. Molto simili alle biciclette da corsa, si differenziano per una maggiore robustezza, per la geometria del telaio, dalle misure più compatte, dal carro (ossia la parte cui è collegata la ruota posteriore) più lungo, dall’uso di freni cantilever e dal passaggio cavi sopra o all’interno del tubo orizzontale (utile per quando si carica la bicicletta in spalla nei tratti in cui si corre a piedi) e dalla forcella più lunga. Adottano una guarnitura solitamente a due corone con rapporti più agevoli rispetto ai modelli da corsa.

6) BICICLETTA DA CRONOMETRO

Nasce dall’esigenza di correre a cronometro ed è fatta per viaggiare su tratti per lo più pianeggianti e dritti e per permettere al ciclista di assumere la migliore posizibicicletta-cronometroone aerodinamica. Per questo è stata studiata una postura che prevede le braccia in posizione avanzata e strette davanti al ciclista, col busto quanto più abbassato e parallelo al terreno. Il manubrio è quindi, visivamente parlando, il componente più caratteristico di questo mezzo: è dotato di prese laterali avanzate e prolunghe aerodinamiche che permettono l’appoggio dei gomiti, con le mani che vanno quasi a congiungersi in avanti. Altra importante caratteristica è il telaio, composto da tubi più schiacciati e filanti e l’uso frequente ma non vincolante di ruote lenticolari. Tutte queste caratteristiche si ritrovano anche nelle biciclette da triathlon.

7) MOUNTAIN BIKE

La mountain bike (abbreviata in MTB) è la bicicletta da fuoristrada per eccellenza, per affrontare pendii pesanti. Anche e forse di più che per i modelli di biciclette da corsa, la varietà è davvero ampia, spesso con caratterizzazioni marcate in quanto si devono prestare ad utilizzi peculiari : è il caso del doMountain-bikewnhill, del freeride, del cross country etc. Questa bicicletta si caratterizza per la sua robustezza ma anche perchè offre grande maneggevolezza e resistenza. Queste caratteristiche si evidenziano nella forma del telaio, più compatto rispetto a quello di una bicicletta da corsa, con una geometria che presenta spesso il tubo orizzontale con un’accentuata inclinazione verso il basso, verso la congiunzione col tubo piantone e indietro (la cosiddetta teoria del telaio sloping) e il tubo reggisella molto lungo. I materiali impiegati per il telaio delle mountain bike vedono l’acciaio sempre più soppiantato da alluminio e da fibra di carbonio. Il cambio conta su una guarnitura composta da tre moltipliche e su un pacco pignoni da 7 a 10 rapporti. Sempre rispetto alla bicicletta da corsa, la mountain bike adotta un cambio posteriore con un bilanciere più lungo per permettere accentuate escursioni alla catena. Altra caratteristica sono le ruote, di spessore accentuato e con tassellature più o meno rilevate.

8) BMX

E’ l’acronimo (Bycicle motocross) che dà il nome a questo tipo di bicicletta piccola, monomarcia, con ruote solitamente da 20 pollici. Ha nella solidità e soprattutto, nella possibilità di eseguire acrobazie, i suoi punti di forza. Con la BMX si possono svolgere gare simili al motocross su tracciati simili a quelli delle competizioni motociclistiche specifiche.

9) BICICLETTA A SCATTO FISSO

Più celebri come fixed gear, le biciclette a scatto fisso stanno prendendo sempre più piede in città e sono caratterizzate tanto dall’essenzialità quanto da colorazioni estrose e dall’adozione di parti (specie le ruote) daldesign accattivante. Per il resto la “scatto fisso” è una bicicletta che ha un solo rapporto e nessun meccanismo di ruota libera, per cui è impossibile pedalare a vuoto all’indietro, o smettere di pedalare, Questo tipo di bicicletta adotta anche varianti quali il mozzo flip flop e il sistema frenante a contropedale: il primo è un mozzo con filettature su entrambi i lati che permette così di montare due diversi pignoni e usare l’uno o l’altro smontando e invertendo la ruota; il freno a contropedale è un sistema meccanico di frenata interno al mozzo posteriore e si aziona girando i pedali all’indietro e bloccando così la ruota.bicicletta-a-scatto-fisso

BELLEZZE IN BICICLETTA

Salute e benessere sono gli ingredienti basilari per una perfetta forma fisica, non si tratta di uno slogan pubblicitario, bensì di un dato di fatto.

Palestre e centri benessere sono sempre degli ottimi punti di riferimento per vanitosi e salutisti, ma molti sportivi hanno scoperto che si può unire la ginnastica fisica a una sorta di nutrimento per la mente, un nutrimento che non influisce minimamente sulla bilancia.

Quale modo migliore per fare movimento senza rendersene neanche conto? Modelle, attrici e donne bellissime del mondo dello spettacolo scelgono una passeggiata in bicicletta per unire l’utile al dilettevole.

Un modo semplice per scoprire la città, dare uno sguardo alle vetrine dei negozi del centro, mentre ci si sta prendendo cura della propria forma fisica. A tutto ciò si aggiunge il dato di fatto inconfutabile che una donna in bicicletta è decisamente affascinante e sexy; sono in crescita infatti i fotografi e i creativi del mondo delle pubblicità che utilizzano una bici a supporto della già indiscutibile bellezza della propria modella.

Con un innocente pedalata per le vie del centro si corre il piacevole rischio di incrociare una delle tante “bellezze in bicicletta”… e chissà che non le venga voglia di ricambiare un nostro sorriso!

Ricordi… quel lampione

Girando per le strade delle città moderne si vedono tanti adulti e pochi ragazzi.

Che la crescita demografica stia subendo una regressione?

Forse, ma con uno sguardo più attento ai volti delle persone, ci accorgiamo che i ragazzi non sono poi così pochi… solo non si vedono perché si vestono e si comportano come “i grandi”, confondendosi con loro in età prematura.

Quattordici anni già muniti di macchinette elettriche per giocare a guidare. Un gioco simpatico senza alcun dubbio, ma quanti nostalgici hanno almeno una volta detto: “ai miei tempi a quattordici anni andavo in bicicletta”?!

Probabilmente anche le generazioni antecedenti a quella attuale avevano quella fretta di crescere che caratterizza un po tutti i ragazzi, ma la manifestavano diversamente, forse in maniera più genuina, e forse godendo più intensamente i passaggi tra un progresso e l’altro.

Come dimenticare la soddisfazione di urlare: “mamma papà, guardate, vado in bicicletta senza rotelle, sono cresciuto”, mentre i genitori orgogliosi del loro ometto, celebravano con un applauso quella sua grande conquista. Quante cadute da quel momento in poi, e quante ginocchia da riparare, fino a giungere alla totale padronanza del mezzo, destinato a diventare compagno di lunghe passeggiate, giochi e avventure senza fiato.

Chi ricorda come un acquisto prestigioso la mitica “catena” per poter legare la propria bicicletta al lampione sotto la scuola, al fine di scoraggiare eventuali malintenzionati?

 

Per molti era sinonimo di indipendenza, di responsabilità, e di manifestazione di una certa individualità. Non servivano i soldi per il carburante, e non faceva alcun rumore assordante, eppure, andare a scuola in bicicletta significava essere ormai in grado di badare a se stessi.

A pensarci bene non sono sensazioni del tutto dimenticate, al contrario, parallelamente a questo progresso accelerato di automobiline per minorenni, le città moderne sembrano sentire forte il desiderio di far rivivere a tutti le piccole emozioni a pedali. Basta accorgersi di quante piste ciclabili e di quanti parcheggi per le biciclette siano stati realizzati.

Se ne vedono ovunque: davanti ai supermercati, nelle piazze e naturalmente vicino alle scuole. la cosa bella è vederli sempre pieni di quelle catene colorate complete di lucchetto.

 

Certo… detto tra noi, l’immagine del vecchio lampione rimane insostituibile nei cuori di chi l’ha vissuto ma… rallegriamoci pensando che forse non bastava più.

FIORENZO MAGNI – UNA VITA IN BICICLETTA

19 ottobre 2012 i tg si aprono con la notizia della scomparsa di Fiorenzo Magni, icona del ciclismo, paragonato ai due grandi campioni italiani Gino Bartali e Fausto Coppi.Non è necessario soffermarsi sulla biografia del ciclista, argomento sicuramente affrontato con estrema cura da tutti i siti informativi e da tutti i quotidiani, così come si conviene ogni qual volta avvenga la dipartita di una personalità che abbia fatto la differenza; ma forse lui stesso vorrebbe essere ricordato principalmente per la sua grande passione per il ciclismo.Andare in bicicletta era molto più che uno sport, così come per chi ama la musica, cantare è molto più che vendere cd.Per comprendere questo basterà pensare a quelli che furono i suoi esordi.

Fiorenzo non nasce come sportivo, ne tantomeno aveva tempo a sufficienza per dedicarsi a un hobby; il suo approccio con la bicicletta è stato di natura principalmente “pratica”, legato all’esigenza di aiutare il padre titolare di una piccola azienda di trasporti: lui si occupava delle consegne. Sembra incredibile che da una necessità possa nascere una grande passione, forse era semplicemente destino, un talento che aveva solo bisogno di essere sollecitato per venire alla luce e regalare grandi emozioni. Gli sport fanno da sempre sognare i tifosi e gli appassionati, ma non si può trasmettere un’emozione se non si è i primi a sentirla dentro.

Fiorenzo Magni è un esempio di tutto questo.

Il suo amore per le due ruote è cresciuto con lui accompagnandolo nel suo percorso più importante che è la vita stessa: non lo ha abbandonato un solo istante, dalla tragica morte del padre, al difficile compito di occuparsi della sua famiglia a soli 17 anni, a tutte le difficoltà legate a un periodo storico come il secondo conflitto mondiale.

Al giorno d’oggi, nella maggior parte dei casi è molto più semplice realizzare un sogno, eppure riusciamo a scoraggiarci per cose davvero minuscole. Per Fiorenzo la vita è stata esattamente come un percorso in bicicletta, e se ci pensiamo bene questo concetto vale un po’ per tutti: la bici rappresenta simbolicamente la nostra vita, siamo noi che pedalando mettiamo in moto tutti i meccanismi.

Ci sono le strade in salita che sono quelle in cui occorre maggiore forza fisica e mentale, in discesa impariamo a usare i freni, e poi ci sono quei percorsi più piacevoli in pianura, che ci consentono anche di rilassarci e di goderci il paesaggio; certo non durano per sempre perché ogni tanto si incontra qualche curva. La cosa fondamentale è che abbiamo imparato a cavarcela in ogni situazione. È davvero incredibile come le leggi della vita pratica siano estendibili a quelle del nostro mondo interiore e con quelle della natura in generale. Gli uomini delle generazioni passate ce lo possono insegnare, ancor più se hanno amato la semplicità, lo sport e la natura. Ancor più se hanno conosciuto il sacrificio.

Questo voleva essere un omaggio a una grande personalità che, è proprio il caso di dirlo, ha trascorso la sua vita in bicicletta.

Aside

Immaginiamo per un momento di trovarci nei mitici anni 50.

Cosa caratterizzava quell’epoca?

L’armonia, la forma, lo stile, la compostezza, l’eleganza. Gli abiti delle donne mettevano in risalto la femminilità e l’eleganza, tutto era perfettamente al suo posto, i caffè nel centro prendevano vita alle prime luci dell’alba con il sorriso e l’entusiasmo di chi ci lavorava.

Immaginiamo una situazione di benessere e di ottimismo che pianta i suoi semi nella semplicità… una combinazione che genera equilibrio e perfezione. Quando ogni cosa è al suo posto c’è spazio per sentimenti più nobili della semplice lotta alla sopravvivenza, e quale sentimento più nobile dell’amore?

In condizioni di totale armonia, per una donna è un piacere lasciarsi corteggiare, anzi, forse è proprio l’unica sua aspettativa nei confronti della vita: trovare l’uomo giusto, l’uomo che la sappia corteggiare, che la sappia sorprendere… magari in un caldo pomeriggio di primavera, mentre lei è seduta sulla panchina di un parco erboso e fiorito a sognare il suo futuro.

La sua vita è quasi perfetta, lei è bellissima, vestita come una principessa “moderna”, i capelli raccolti e ordinati, un trucco leggero che mette in risalto le sue labbra carnose e il colore della sua pelle che sembra di porcellana. per rendere perfetta la corona manca il diadema più scintillante: il principe azzurro sul cavallo bianco.

Ma lei è una principessa moderna, come si può sperare in un principe azzurro moderno su un cavallo bianco? Del resto non sarebbe un principe se fosse a piedi. Quale potrebbe essere la giusta fusione tra la favola e la realtà?

Certo non una rumorosa automobile, sarebbe così poco poetico.

Ma ecco che all’improvviso arriva un bel giovane in bicicletta, ha davvero l’aspetto di un principe, forse un po meno delicato ma indubbiamente più virile. I suoi capelli leggermente scompigliati dal vento rendono il suo aspetto ancora più affascinante, i suoi occhi non possono che essere di un azzurro intenso, belli come il cielo di primavera; ha un fisico atletico che trasmette sicurezza e salute… è evidente che non è un principe tradizionale, come tradizionale non è quel suo cavallo a due ruote!

Che sia il segreto di tanta prestanza fisica? I due si guardano, ed è amore a prima vista! Che meraviglioso modo di conquistare una fanciulla, tradizionale da un lato, ma moderno dall’altro!

La sella c’è, ma è indubbiamente più comoda e meno pericolosa di quella di un cavallo! Non c’è il rischio di essere disarcionati, e non necessita di quintali di fieno per mantenersi in forma.

È veloce, leggera, mai fuori moda ma mai “modaiola”. Il principe dagli occhi blu si avvicina alla bella principessa sfoderando il suo sorriso più sincero, la invita a fare un giro sulla sua affascinante cavalcatura. Come si può rifiutare un invito del genere? La principessa moderna ha finalmente coronato il suo sogno, un sogno a due ruote… e come in tutte le favole vissero per sempre felici e contenti! Questa è una piccola fantasia fatta di immagini d’epoca nata da un profondo desiderio di un ritorno a una genuinità che ormai si è persa.

Non so quanti sentano quest’esigenza… ma una cosa è certificata: non c’è corteggiamento più gradito se non quello tradizionale. Nessuna chat, nessuna macchina di lusso potranno mai conquistare così tanto una donna, come un sorriso pulito e sincero. Un manager in carriera, un attore famoso, o un tipico “fighetto” della Milano da bere, risultano molto più interessanti e attraenti se sanno anche apprezzare le gioie della semplicità, della natura… come per esempio fare una romantica passeggiata in bicicletta in un parco alberato.

Un sogno a due ruote

By manomission Posted in Storie

Un viaggio emozionante… senza biglietto.

Un viaggio emozionante… senza biglietto.

Le origini della bicicletta emozionano, perchè ci riportano addirittura al grande Leonardo.

Si dice infatti che tra le carte del suo celebre codice vi fosse uno schizzo del tutto simile a questo straordinario intramontabile mezzo di trasporto. intramontabile si, perchè quando venne brevettato apportò innovazione, e ancora adesso che il progresso ci ha fornito di mezzi di trasporto raffinati e tecnologici, non smette di regalarci emozioni… denominatore comune tra passato e presente? la sensazione di libertà.

Il brivido della velocità non pericolosa, il vento sul viso, e sopratutto l’emozione di sentire il contatto con ciò che ci circonda, rendono la bicicletta un mezzo insostituibile.

La fretta di cui siamo vittime giorno per giorno ci impedisce di fermarci a osservare, di assaporare la vita anche nei suoi momenti più semplici, come il tragitto da casa verso il luogo di lavoro.

Forse può sembrare una banalità, ma se invece di guardare i navigli dal freddo finestrino di un’auto, li si sente respirare dalla sella di un veicolo senza barriere, allora anche Milano diventa incantevole… anche nelle ore più frenetiche, anche se la si vive per la maggior parte del tempo lavorando. qualcuno disse che la felicità non è la meta, bensì il viaggio, sta a noi riuscire a trovare la poesia in tutto ciò che viviamo… e la poesia risiede nella semplicità, nella lentezza, nella capacità di assaporare la vita.

Ma le emozioni non si possono descrivere, si devono vivere… non resta che provare.

 

 

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